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UN PO’ DI STORIA

Dopo aver abbattuto le ancestrali regole feudali che negavano l’ utilizzo delle acque  dei fiumi a scopo irriguo, rendendo pubblica la fruizione delle stesse, si è cercato, compatibilmente con le esigenze del territorio, di apportare sempre nuove modifiche ed ammodernamenti tesi al rispetto delle risorse idriche come bene da tutelare dagli sprechi.

Soltanto nel 1986, con l’ introduzione del Trattato di Roma, del Titolo VII intitolato “Ambiente” definito dall’ Atto Unico Europeo, la Comunità Europea ha ben delineato la sua politica ambientale fondata sui principi della precauzione, della eliminazione dei danni causati all’ ambiente, della risarcibilità dei danni da parte dell’ inquinatore. Quindi anche l’ acqua è diventata oggetto di attenzione.

Nella seconda metà del XIX secolo il problema dello sfruttamento dell’ acqua si indirizzò verso la proprietà privata: l’ acqua era considerata assimilabile ad un bene privato. Fino a che la domanda idrica restò inferiore alla quantità disponibile, il legislatore si occupò di acqua soltanto per la tutela degli argini e della navigazione. Nel 1865 il Codice Civile permetteva di usare a piacimento le acque presenti sul proprio fondo: il contadino poteva usare quelle correnti per l’ irrigazione con l’ obbligo di restituire al corso fluviale gli avanzi.

Con la trasformazione di molti terreni in irrigui, quindi con l’ aumento della domanda idrica, lo Stato acquisì le acque pubbliche (legge 10 agosto 1884 n° 2644) e prese così avvio lo strumento amministrativo delle “concessioni di derivazione”. In tal modo si permetteva l’ utilizzo di ciò che da quel momento divenne il  “patrimonio idrico statale” .

Nei primi anni del ‘900 si assistette ad un crescente intervento statale nel settore idrico con varie leggi sulle opere idrauliche. La “Relazione Martelli” del 1924 presentata in Parlamento, sanciva il concetto di demanialità delle acque pubbliche sia superficiali che sotterranee, vietandone l’ appropriazione privata: “l’ acqua non deve essere mai cespite di lucro in sé stessa, ma mezzo efficace per l’ incremento agricolo ed industriale nel Paese”.    

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